È il meccanismo che fa fallire la maggior parte delle diete, e quasi nessuno lo spiega al grande pubblico. Non si tratta né di calorie, né di metabolismo, né di volontà: si tratta del modo in cui regole alimentari imposte dall'esterno disorganizzano un sistema di regolazione che funzionava benissimo da solo.
Di cosa parliamo?
La restrizione cognitiva si definisce come l'intenzione, con o senza successo, di controllare mentalmente la propria alimentazione allo scopo di dimagrire o di non ingrassare. Non si limita alle diete protocollari: include anche le regole informali che ciascuno si inventa — non mangiare fuori pasto, evitare i grassi, niente carboidrati la sera, non mescolare certi alimenti.
Il punto comune di queste regole è che sostituiscono un pilotaggio interno (la fame, la sazietà, le preferenze) con un pilotaggio esterno (una lista, un orario, una cifra). E gli sforzi di controllo in genere non possono essere mantenuti indefinitamente, e si associano invariabilmente a perdite di controllo.
Come si instaura il circolo vizioso
Il comportamento alimentare normale preserva i vari equilibri dell'organismo: è controllato dai bisogni energetici e nutrizionali, e motivato da sensazioni ed emozioni alimentari che esprimono questi bisogni. La restrizione cognitiva cortocircuita questo sistema.
I clinici che hanno descritto questo fenomeno distinguono varie fasi: in una prima, le sensazioni alimentari sono percepite ma deliberatamente ignorate; in una seconda, sono percepite ma il soggetto non riesce più a rispettarle; le fasi successive corrispondono a disturbi del comportamento alimentare sempre più marcati. Gli stessi autori descrivono quattro stadi — lieve, moderato, severo, scompensato — e sottolineano che tutti, minori e maggiori, sono accessibili a un trattamento.
Questa lettura coincide con quella dell'Anses, che individua tra le conseguenze delle diete disturbi psicologici, in particolare disturbi del comportamento alimentare. Il GROS, gruppo di riflessione francese sull'obesità e il sovrappeso, considera la restrizione cognitiva come la complicanza più comune della pratica delle diete dimagranti.
Perché il divieto rafforza il desiderio
Un alimento vietato cambia statuto. Cessa di essere un alimento tra gli altri per diventare una posta in gioco, carica di ansia e senso di colpa. Questa carica emotiva perturba i processi fisiologici di controllo degli apporti — mangiare per soddisfare l'appetito, fermarsi una volta sazi — e sfocia spesso in abbuffate che finiscono per aggravare l'aumento di peso.
Il paradosso è completo: la regola che dovrebbe limitare il consumo di un alimento finisce per aumentarne il consumo totale, degradando al contempo l'autostima a ogni sgarro.
Sette piste per allentare la morsa
- Sostituire i divieti con priorità. «Più verdure e proteine» funziona meglio di «mai più dolci».
- Reintrodurre volontariamente gli alimenti demonizzati, in quantità prevista, per togliere loro lo statuto di eccezione.
- Reimparare a riconoscere la fame e la sazietà, mangiando più lentamente e senza schermi.
- Distinguere fame fisiologica e fame emotiva, senza giudicare la seconda: chiede una risposta, non un divieto.
- Ammorbidire le regole anziché irrigidirle dopo uno sgarro. È l'irrigidimento che alimenta il ciclo.
- Uscire dal tutto o niente. Un pasto non fa una dieta, in un senso come nell'altro.
- Consultare in caso di abbuffate, ossessione del peso o senso di colpa alimentare persistente. Queste situazioni richiedono una presa in carico, non un supplemento di volontà.
Da ricordare
La restrizione cognitiva spiega perché tante persone intelligenti, motivate e informate falliscono nel seguire una dieta: non è un difetto di carattere, è una conseguenza prevedibile del controllo mentale applicato a un sistema biologico. La via d'uscita non passa da più regole ma dal loro allentamento, e dalla ricostruzione di un pilotaggio basato sulle sensazioni.
Fonti
- Apfeldorfer G. & Zermati J.-P., Les régimes amaigrissants sont des troubles du comportement alimentaire, Réalités en nutrition, 2007 — tramite il G.R.O.S.: https://www.gros.org/les-regimes-amaigrissants-sont-des-troubles-du-comportement-alimentaire
- Apfeldorfer G. & Zermati J.-P., La restriction cognitive face à l'obésité. Histoire des idées, description clinique, La Presse Médicale, 2001: https://www.gros.org/la-restriction-cognitive-face-lobesite-histoire-des-idees-description-clinique
- Apfeldorfer G. & Zermati J.-P., Traitement de la restriction cognitive : est-ce si simple ?, Obésité, 2009: https://link.springer.com/article/10.1007/s11690-009-0192-2
- G.R.O.S., Restriction cognitive et régimes: https://www.gros.org/restriction-cognitive-et-regimes
- Anses, Régimes amaigrissants : des pratiques à risque: https://www.anses.fr/fr/content/regimes-amaigrissants-des-pratiques-risque
